1. La lista keyword è un asset prezioso
2. Conoscete il contesto delle keyword
3. Entrate nella testa dell’utente che cerca
4. I dati sono fondamentali, ma non vi ci perdete
5. Padroneggiate gli strumenti del mestiere
6. Testate, ottimizzate e poi testate ancora
7. Metabolizzate la legge delle piccole percentuali *
8. Seguite le best practice, ma… **
* In sostanza… aumentare anche di un decimo di punto percentuale le conversioni di una keyword che fa molti volumi significa incidere notevolmente sulle performance della campagna.
** …ci sono molte eccezioni e peculiarità che possono diventare best practice. Almeno per il vostro business.
Qui il post completo, tratto dalla PPC Academy di Search Engine Land.
Agli otto pilastri della PPC Academy, aggiungerei altri due punti (così arriviamo a dieci):
9. Le keyword non sono create uguali *
10. Il ROI è importante, ma la massimizzazione del profitto lo è molto di più **
* Not all keywords are created equal. Sulla scia della famosa frase di Jefferson nella Dichiarazione d’Indipenza Americana (All men are created equal), questa frase vuole sottolineare l’importanza di definire una lista keyword dettagliata e differenziata. Se vendete cellulari, siete sicuri che vi basti usare la keyword “cellulari” per generare sales? Ovviamente no. Innanzitutto spenderete di più (la keyword è generica e altamente competitiva) e poi rischierete di attirare molto traffico non targetizzato (e se qualcuno stesse cercando “suonerie cellulari” o “batteria cellulari”?).
** Massimizzare il ROI significa acquistare l’annuncio/keyword che performa meglio (ossia col CTR più alto) al costo per clic più contenuto. In questo modo il costo di acquisizione che ne deriva sarà il più basso possibile. Questo ragionamento, però, non tiene in considerazione i volumi. Quanto traffico e quanti ricavi aggiuntivi si sacrificano sull’altare di un ROI massimizzato?















