Di tanto in tanto Google tenta di stupirci. A volte ci è riuscito, altre (forse troppe) ha fatto flop. D’altronde il segreto di Google è nella sua semplicità, non tanto negli effetti speciali. L’ultima trovata si chiama Google Instant e promette di essere “un approccio ancora più innovativo alla ricerca”. Come?
Semplificando, si tratta di una sublimazione del suggeritore. Prima di Google Instant, man mano che si digitava una query, Google ci suggeriva delle parole per accelerare il nostro processo di ricerca. Una volta individuata la keyword nella lista dei suggerimenti, era possibile selezionarla e premere invio per sottoporla al motore di ricerca.

Google Suggestion
Ma vi pare che Google poteva fermarsi ai suggerimenti? D’altronde tutti i motori lo fanno. E così hanno pensato bene di fare in modo che la lista dei risultati (organici e sponsorizzati) si aggiorni in tempo reale man mano che scriviamo la query!
Benché Google Instant non alteri il modo in cui gli annunci vengono pubblicati, gli annunci e i risultati di ricerca saranno ora pubblicati sulla base della “ricerca prevista.” Ad esempio, se qualcuno scrive “orch” su Google.it, i nostri algoritmi prevedono che l’utente sta cercando “orchidea” (la ricerca prevista) e, di conseguenza, verranno mostrati i risultati di ricerca e gli annunci per “orchidea”. Tuttavia, se questo utente aggiunge la lettera “e” alla query, i nostri algoritmi possono prevedere che sta cercando “orchestra” e pertanto verrebbero visualizzati i risultati organici e a pagamento per “orchestra”.
C’è chi ha iniziato a gridare all’apocalisse, decretando la morte prematura del SEO (Steve Rubel). Chi, scetticamente (e furbamente, aggiungo io), ha sospeso il giudizio, rimandandolo a quando avrà le idee più chiare (John Battelle). Ma come stanno le cose in realtà?
Per quanto riguarda il SEO, francamente non vedo come le cose possano cambiare. Rubel fa un’analogia poco azzeccata francamente:
Think about it. When you push a door and it doesn’t open quickly, you push harder. When you try to drive a car up a hill and it doesn’t go as fast as you would like, you step on the gas. Feedback changes your behavior.
Il discorso non fa una piega, ma in questo caso che cosa dovrebbe cambiare nel comportamento di noi utenti? Semplicemente avremo maggiori possibilità di selezionare a monte. Nessun cambiamento modificato, dunque. Forse diminuirà il numero di impression, ma (per citare Google) dovrebbe aumentare la qualità dei clic. Un SEO dovrebbe esserne contento, o sbaglio?
Per quanto riguarda il Paid Search, il discorso è un po’ diverso. Ci sono a mio avviso due effetti importanti da considerare: le impression e la long tail.
Discorso impression. Viene conteggiata quando l’utente
- inizia a digitare e clicca da qualche parte nella pagina,
- clicca sul bottone cerca o seleziona una query,
- smette di digitare e non fa nulla per 3 secondi.
Probabilmente il numero complessivo di impression di una campagna diminuirà, con un effetto positivo sul CTR. Oppure ci sarà un generale calo di traffico (dubito… sarebbe un suicidio per Google). Al momento è difficile a dirsi. Vedremo più in là.

Google Instant
Discorso long tail. Qui son dolori (almeno in teoria). Le keyword specifiche, composte da più parole, sono quelle che producono singolarmente volumi esigui, ma complessivamente generano la qualità migliore e un traffico comunque significativo. Che cosa succede se un utente che sta cercando un hotel a 3 stelle a Roma si trova con dei risultati sponsorizzati già disponibili non appena ha digitato hotel ro? Potrebbe cliccare sul risultato sponsor per una query più generica (hotel roma), senza necessariamente aspettare che Google gli consigli la query che aveva in testa (hotel roma 3 stelle). Il tutto con somma gioia di Google… solitamente, infatti, le kws generiche sono quelle con più competizione e quindi più costose per gli inserzionisti!
In Google potrebbero obiettare che molti inserzionisti si buttano sulla long tail per pagare di meno il traffico a fronte di una landing page che cambia poco o nulla rispetto a quella attivata dalla keyword generica. Può darsi sia così in alcuni casi. Ma almeno l’inserzionista ha libertà di scelta e non rischia di vedere le intenzioni degli utenti “forzate” da un algoritmo…